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mercoledì, 19 agosto 2009

Postato da: xanitial a 20:56 | link | commenti (6)

martedì, 18 agosto 2009

La legge delle altalene prescrive
Che si abbiano scarpe ora larghe, ora strette.
Che sia ora notte, ora giorno.
E che signori della terra siano ora il rinoceronte, ora l’uomo.

Velimir Chlebnikov

Postato da: xanitial a 23:29 | link | commenti (5)

domenica, 16 agosto 2009

Nella, sulla, ma anche sotto, la spiaggia di Capocotta, Ciro o' mariuolo di Torre Annunziata venne agguantato, agguandado per la collottola dal marito della turista a cui, alla quale, Ciro 'o mariuolo aveva trafugato, arrubbato, mezz'arrubato lo zainetto il cui contenuto manco, cioè per niente, potette visionare perché fu messo in ginocchio vicino al bidone della spazzatura circondato -da circondariale- dal branco, brango di nudisti ingazzati assai ingazzati come iene, come giaguari, come gorilla, come serpenti cobra e boa, ingazzati come vermi coi denti.

Più in là, pochi, poghi metri più in là, nel frattempo, si consumava un'altra tragedia grossa, grossa come una casa, grossa come una montagna, grossa come una nave transoceanica: Armandino l'obeso fu beccato, beggato -da begattino- mentre si toccava tutto ignudo sbirciando infracoscie una moretta per altro insignificante -da fica- e fu calciato in bocca dal fidanzato di questa, con scarpa in gomma ricavata da riciclaggio di pneumatico.
Armandino  si abbattè al suolo tutto sanguinolento e più brutto di prima.
Arrivò financo, finango l'ambulanza che se lo portò via avvolto in un pareo arancione.

Accanto alle scene primarie, davanti alle dune, sciamavano languidi i signori col culo di fuori, le signore con le zinne di cemento e la patata glabra, i froci con il culo di fuori, le zinne di cemento e il patato glabro, i venditori di cocco, i venditori di tappeti, i venditori di asciugamani, i venditori di grattachecche.
Dietro le dune invece si consumavano i presupposti riti dell'amore, nero e marròn.

Il mare era caldo,
l'onda era corta,
il tanfo di pesce zittito dall'olio di noce
e la piovra gigante in vacanza alle Haway.

Postato da: xanitial a 21:16 | link | commenti (2)

venerdì, 31 luglio 2009
po 'o pueta Scarpanitibus

Fa caldo
'nzacchere d'umidiccio crollano 'ncoppa a capa mia
ché 'o condizionatore ha fatto bum
e allora tengo 'a macchina cui finestrini aperti
e dinto 'o naso passano addori di benzina
e merde
e melloni
e gelsumino
e fiati di pesci dai secchioni d'a munnezza
pesci che navigavano
dinto  all'onde
e mò stanno come composizioni d'artisti avanguardisti,
scimuniti.

Così vaco a o' mare
mi metto 'ncoppa a 'o scoglio
dico due cose al granchio
guardo di sghembo a una sirena
faccio futografie mentali
a tutte 'e panze
a tutte 'e facce
della gente che duorme a bocca aperta
come criature figlie d'o frate sole
chè tutti figli d'o frate sole
siamo
però prima mò spalmo 'a crema a protezione 20
mi spalmo sola pure 'ncoppa alla schiena
resta un triangolo piccirillo senza difesa
'mmezzo alle scapule.

Ma se m'ustiono
po esse che spuntano l'ali
e me ne volo.

Postato da: xanitial a 13:06 | link | commenti (6)

martedì, 28 luglio 2009

lunga filetta equilibrista
filetta delle ruote
filetta delle geometrie
filetta muta
che mi lega incantato
finchè non crollo

Postato da: xanitial a 22:16 | link | commenti (6)

Quando vide la macchina delle formiche Arnaldo Capadozzi non seppe più dove cavolo mettersi le mani e le anse del cervello. Le formiche armeggiavano assai bene nelle circonvoluzioni arcaiche del suo cranio da celacanto. Erano invidiose della preistoricità delle sue orecchie imbottite di fruscii e dalla foschia nutritiva della macchina esalava un fiato energetico eppur&anche debilitante come una radiazione****** di forza elettromagnetica in ottemperanza a quanto sussurravano da sempre gli angeli arcangeli predicatori Unis e Ulab nascosti sotto la gonnella-stretta sorveglianza di Maria Viglione infermiera caposala del nosocomio planetario in "sede orione" stella dominante pazza furiosa onde per cui la macchina dele formiche era un appostamento un'avanguardia un messaggero la unica forma-frammento nero nel raggio di milioni di nebulose bianche,,,

Capadozzi! vieni a prendere le compresse. Forza, cammina! Che tieni addosso? Fammi vedere... che cazzo...sei pieno di formiche...

Postato da: xanitial a 21:34 | link | commenti (2)

mercoledì, 22 luglio 2009

Nel convento montano, là dove il rosmarino cede il posto all'erica, il vecchio Phil, con la sua tonaca marròn, ripensava a quando, giovinetto e poi giovinastro e poi impiastro, si comprava le dose sotto il monumento dei caduti, vicino al bar di Doppo (soprannome motivato dal fatto che Giuseppe Ciotoli era solito dire ai suoi avventori: aspetta che vengo doppo).
Erano stati tempi in cui Phil rideva da solo in cucina o estatico contemplava il cielo, con tutte quelle lucy.
Poi era arrivata la Madonna e lui era era riuscito a smettere con quel bieco tran tran di vene e flaconi di lexotan per sedare le notti azzannate ai fianchi dai lupi disperati.
La Madonna era arrivata di mattina presto, in controluce, a metà corridoio mentre Phil barcollava verso il gabinetto. Aveva un'espressione severa assai e troppo triste. Lo aveva guardato. Lui pure l'aveva guardata. Poi aveva abbassato gli occhi per la vergogna.
Lei aveva pronunciato distintamente le seguenti parole: nì, se fai così mi fai piangere.
E Phil aveva capito che se del mondo a lui non gliene fregava un cazzo, non poteva però sopportare che la Madonna piangesse (tanto mamma sua non piangeva più dato che aveva l'alzheimer e non riconosceva più nessuno).
Così dopo giorni e giorni di fegato spappolato e contorcimenti e sudore e sangue aveva detto addio all' eroinico e tiepido torpore.
Infine s'era recato da Frà Domenico e, dopo adeguato percorso, aveva preso i voti.
Ma non è vero niente, però.

Postato da: xanitial a 23:35 | link | commenti

colpo di coda dell'affannato

Oggi Phil ha bussato alla porta. Ho aperto e lui stava là con la faccia di cera come al museo delle cere, appunto, La statua di cera di Phil. Era tutto bello verde, in faccia e addosso, con la sahariana a maniche lunghe e i sandali francescani.
Io ero in accappatoio giallo limone umido di doccia e già risudato.
Mi sono seduto sul divano mentre lui girava dentro la camera da pranzo e in cucina osservando i muri con un sorriso estasiato sulle labbra manco fosse stato dentro ai musei vaticani.
Non so di che cazzo di casa in affitto si è messo a parlare e poi guardava dentro la padella dove avevo già tagliuzzato pomodori e basilico per gli spaghetti.
Non gli ho detto -vuoi rimanere a cena- non gliel'ho detto soprattutto dopo che s'è arrotolato le maniche per farmi vedere un buco di cocaina a sinistra e uno d'eroina a destra.
-Ma vaffanculo 'sto stronzo. Quando hai compiuto 50 anni?-
-A maggio- m'ha risposto lui.
-C'hai una caviglia gonfia non te la vedi?-
-Effettivamente è brutto segno- ha risposto e s'è messo paura.
E' stato come aver dato una mazzolata in testa a quella baldraccona dell'eroina e a quella puttana sexy della cocaina: impressionante come s'è rabbuiato in faccia per la strizza degli ospedali.
-Sono brutti gli ospedali, mamma come sono brutti- ha detto..
Poi in cucina, sotto una foto-  che cazzo dico? - cioè sotto un'icona languida della madonna arrivatami per posta da parte di non so quale associazione per la raccolta di fondi per orfani, icona infilata nel vetro della credenza vicino al numero di telefono dell'idraulico e alla ricevuta della giocata al lotto lui, Phil,  ha detto- adesso giuro a Maria, alla Madonnina. alla Mater di gratia plena, che non mi faccio più. Mi sembra che mi guarda...che faccio? Giuro?-
Non ha giurato. Ha preso la via di casa sua. Io ho chiuso il portone e mi sono preparato gli spaghetti e la lattuga verde-aria che non contiene niente, manco una vitamina.
E scrivo questo per Phil e per me alle 2 di una notte di luglio.
O Ave Maria gratia plena. 
Sennò non dormo.

Postato da: xanitial a 01:09 | link | commenti (3)

giovedì, 16 luglio 2009

Caro Xanitial,
dio non voglia che l'ora solare torni a romperci i coglioni.
Fai in modo che il sole sporga querela.
E poi lo sai quanto soffro la bruna stronzaggine dell'autunno. Con i suoi funghi.
E' vero però che le stagioni ormai sono un residuo del passato.
Inventeranno un calendario con scritto: mese dell'alluvione, mese del secco cimurro, mese del vento che ti straccia la pelle, mese del fulmine che ti colga, ecc.?
Non ci si capisce più niente. Anzi, io non ci ho mai capito niente.
Se perdo il cervello, farò del mio cranio un bozzolo di Celastrina argiolus (cerca su google).
Si schiuderà? Mai. Comunque, meglio un bozzolo che niente del tutto.
opi


Cara Opi,
sei la solita rompicoglioni. E' mai possibile che tu sappia soltanto lamentarti?
O riferire buie scemenze che scheggiano appena la superficie delle cose?
Se avessi più nerbo ti saresti dedicata ad una psicoanalisi seria.
E non vedi quanta gente soffre, su questa terra?
Xanitial


Caro Xanitial,
se bastasse pensare: "oltre alla testa e al tronco tengo anche arti n.4 funzionanti", quasi tutti sarebbero felici. Ti risulta? Dico: ti risulta che sia così semplice ESSERE FELICI?
Non nego, tuttavia, di aver affrontato la vita con un certo lassismo spirituale. E che con gli psicoanalisti, impilandoli uno sull'altro, ci farei un falò.
opi

Cara Opi,
mi rassegno.
In fondo io sono soltanto un tuo personaggio, in forma di quadrupede irsuto.
Ti ispirasti a Smolak di Bellow per crearmi (plagio, se vogliamo).
Mi hai fatto caracollare dentro i circhi di internet.
Mi hai dato un nome da psicofarmaco.
Può un personaggio mandare affanculo il suo creatore e scomparire?
Xanitial

Caro Xanitial,
è impossibile.Io posso morire e tu no.Non lo trovi alquanto bizzarro?
opi

Postato da: xanitial a 20:05 | link | commenti (10)

giovedì, 09 luglio 2009
dromedario

Mentre mescolava col cucchiaino la granita di caffè con la panna, il signor X vide passare un dromedario tenuto al guinzaglio da un indiano: erano la reclame vivente del circo montato alle porte della cittadina di mare.
Il frastuono di motorini, automobili e turisti era mostruoso. Mostruosa era la granita in forma di blocchi di ghiaccio e panna dolce, probabilmente vegetale. Mostruoso era il turbante dell'indiano e il labbro inferiore del dromedario, con un filo di bava oscillante a ogni passo.
L'ovvietà del pensiero di un tramonto nordafricano e la considerazione che solo in Sicilia sanno fare le granite come si deve, lo attanagliarono come il morso di un cane idrofobo vieppiù incazzato dalla prossima soppressione per mano di un veterinario della asl.
Avrebbe voluto vomitare sul tavolino, chiagnere disperatamente, prendere a calci in culo la cassiera, uccidere qualche passante, liberare il dromedario, con quelle gobbe loffie e inutili, e poi fuggire con l'indiano, ma non in India, bensì in America galoppando nelle praterie con le penne svolazzanti in testa come Cavallo Pazzo.
Invece non fece niente, solo un lievissimo rutto con rigurgito di panna.
 L'indiano gli passò vicino e gli porse straccamente un pajo di biglietti-omaggio per lo spettacolo.

Postato da: xanitial a 20:51 | link | commenti (6)